La fondazione di partecipazione nasce come ente strumentale alla Pubblica Amministrazione (P.A.) per perseguire scopi di pubblica utilità usufruendo dell’apporto dei privati.
Diverse Fondazioni di partecipazione infatti svolgono attività in precedenza svolte direttamente dalla P.A. con i propri mezzi. In sostanza attività “esternalizzate” per migliorare l’efficienza attraverso una normativa privatistica più blanda rispetto a quella degli ENTI PUBBLICI. Un sistema che la Corte dei Conti non ha riconosciuto mantenendo fermi i suoi controlli e ormai divenuto obsoleto con l’avvento della nuova normativa del terzo settore (no profit).
Infatti tale modalità creava soggetti dominanti ovvero una sorta di monopolio mascherato che la riforma degli Enti del Terzo Settore ha superato attraverso la netta distinzione tra ENTI PUBBLICI e quelli del Terzo settore (nuovo “no profit”).
Gli Enti pubblici ed enti del Terzo settore non sono più metaforicamente seduti dalla parte opposta di un tavolo a contrattare i termini di una compravendita; sono, al contrario, dalla stessa parte del tavolo, uniti dal medesimo intento di realizzare l’interesse generale, congiuntamente impegnati ad esaminare le possibili strade per farlo al meglio e di conseguenza, le strategie per reperire e allocare le risorse a ciò necessarie.
UN PRINCIPIO CHE PER LA VERITÀ È ANCORA POCO APPLICATO IL CHE NON FA BENE ALL’EFFICIENZA DEGLI ENTI PUBBLICI.

