24 settembre 2025

Poste Italiane condanna al rimborso di buoni fruttiferi. Istruzioni poco chiare.

INDUCEVANO IL CLIENTE A RITENERE UNA SCADENZA VENTENNALE. RICONOSCIUTO UN RIMBORSO PARZIALE DI 142 MILA EURO ANZICHÉ 192 MILA MATURATI

Il germe


E’ stato necessario portare Poste Italiane in tribunale per risolvere la controversia su 142.500 euro di buoni fruttiferi postali, sottoscritti il 5 marzo 2002 da un uomo originario di Scanno. Un gruzzolo che negli anni sarebbe fruttato ben 192.000 euro, ma che è stato prescritto nel 2019, facendo così sfumare l’intero guadagno.

La vicenda riguarda un 56enne di Scanno, che aveva citato in giudizio Poste Italiane S.p.A. per il rimborso dei buoni fruttiferi e relativi interessi in quanto  il foglio informativo analitico (FIA) induceva ad una durata ventennale dei buoni

I titoli invece erano di  una durata settennale pertanto prescritti nel 2019.  Secondo poste era onere del risparmiatore informarsi sui termini di prescrizione resi pubblici tramite Gazzetta Ufficiale.  Il Tribunale, pur riconoscendo la prescrizione dei buoni nel 2019,  ha accolto la domanda risarcitoria del 56enne, ravvisando una grave violazione dell’obbligo informativo da parte di Poste Italiane. 

La semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale infatti non può sostituire l’obbligo di informazione diretta al risparmiatore; la dicitura riportata sui buoni non e’ stata ritenuta sufficiente dal giudice a chiarire la reale durata. 

Il Tribunale ha riconosciuto al risparmiatore, difeso dall’avvocato Giovanni Mastrogiovanni, il risarcimento del capitale investito pari a 142.500 euro escludendo il lucro difficilmente valutabile per il periodo prescritto.