5 febbraio 2026

GUERRIERO DI CAPESTRANO, CONSORTE PRESENTA ESPOSTO IN PROCURA: “DATI SCIENTIFICI NEGATI”

 RETEABRUZZO


Documenti dichiarati esistenti ma mai consegnati, risposte frammentarie e, soprattutto, il dubbio persistente sull’autenticità dei simboli identitari della regione. Si sposta in Procura la battaglia di Alessio Consorte, giornalista e divulgatore scientifico, sulla trasparenza dei dati scientifici relativi ai più importanti reperti del Museo Archeologico Nazionale “Villa Frigerj” di Chieti. 

Al centro dell’esposto-querela depositato presso il Tribunale di Pescara c’è il Guerriero di Capestrano, insieme al torso femminile e ad alcune stele italiche. Opere inestimabili che, secondo Consorte, mancherebbero di una “certificazione scientifica” definitiva. Il nodo del contendere sono le analisi di fluorescenza a raggi X (XRF), esami chimici fondamentali per stabilire la composizione dei materiali e, di conseguenza, l’autenticità dei reperti. Nonostante il Ministero della Cultura ne abbia dichiarato il possesso, questi dati non sarebbero mai stati esibiti nella loro interezza.

La vicenda non è nuova alle aule di giustizia. Consorte, assistito inizialmente dall’avvocato Luca Presutti, ha già ottenuto due sentenze favorevoli dal TAR Abruzzo. I giudici amministrativi avevano ordinato al Ministero la consegna degli atti, ma la risposta è stata ritenuta inadeguata: al posto dei grafici analitici (gli spettri XRF), sarebbero stati inviati materiali non pertinenti e versioni contrastanti sulla reale disponibilità delle analisi.

Per superare questa impasse, era stata persino nominata un Commissario ad acta, la professoressa Valeria Acconcia dell’Università “G. d’Annunzio”, incaricata di recuperare la documentazione che gli uffici ministeriali sembrano non riuscire (o non volere) fornire.

L’azione legale è il naturale proseguimento del lavoro di indagine già avviato da Consorte con il film-inchiesta “Il guerriero mi pare strano”, nel quale venivano sollevati pesanti interrogativi sulla genesi del ritrovamento e sulle caratteristiche del reperto simbolo dell’Abruzzo.

Ora la parola passa alla magistratura penale. Assistito dall’avvocato Enrico De Pascale, Consorte chiede di fare luce su eventuali responsabilità relative all’occultamento di atti e sulla trasparenza amministrativa. Se i dati XRF non dovessero esistere o risultassero difformi da quanto atteso, si aprirebbe un caso senza precedenti nella storia dell’archeologia italiana: il simbolo di un’intera regione potrebbe vedere messa in discussione la sua millenaria identità.