L’Aquila Blog
L’AQUILA – Trent’anni dopo la legge 97 del 1994, il Parlamento ha approvato in via definitiva la nuova Legge sulla Montagna, un provvedimento atteso dalle comunità delle aree interne.
Una risposta alle richieste dei territori delle aree interne che chiedono garanzie in più sui servizi, come la scuola, presidio essenziale di vita e coesione sociale.
Ma resta il nodo delle risorse per garantire piena operatività agli strumenti normativi.
Il testo, in particolare, introduce la definizione di “scuole di montagna” e prevede deroghe ai minimi di alunni per classe, estendendo a tutto il Paese quanto già consentito in alcune aree del Sud. Sarà quindi possibile mantenere attive le pluriclassi anche nei comuni più piccoli, evitando accorpamenti che rischiavano di costringere i bambini a spostamenti di decine di chilometri. Ma resta il nodo: le pluriclassi sono spesso una necessità, non una soluzione ottimale. In esse convivono bambini di età diverse e il carico sugli insegnanti è molto alto.
Un segnale importante anche per gli insegnanti: chi sceglierà di lavorare in montagna avrà punteggio aggiuntivo nelle graduatorie provinciali per le supplenze, con un bonus ulteriore se il servizio viene svolto nelle pluriclassi della primaria. Non solo. Dal 2025 scatterà un credito d’imposta fino a 2.500 euro l’anno (3.500 nei comuni con minoranze linguistiche) per docenti e personale che affitteranno o acquisteranno casa in un comune montano, agevolazione pensata per contrastare il turn over e favorire la stabilità dei docenti.
Novità anche per la prima infanzia: fino al 20% del Fondo Montagna – pari a 200 milioni di euro l’anno – potrà essere destinato a nidi e poli innovativi 0-3 anni, così da rafforzare i servizi educativi nelle aree dove la natalità è in calo ma fondamentale per invertire lo spopolamento.
Accanto al capitolo scuola, la legge affronta anche altri nodi per la sopravvivenza dei borghi montani. Sono previste misure per la sanità (incentivi fiscali e crediti d’imposta per medici e personale sanitario che scelgono di lavorare in montagna), per le imprese giovanili e le attività agricole e artigiane, per favorire la residenzialità e la natalità con specifici bonus, nonché investimenti sulla digitalizzazione dei territori, dall’accesso alla rete veloce alla diffusione di servizi online.
Il provvedimento – articolato in 35 articoli – istituisce una cornice nazionale che sarà completata dai decreti attuativi. Centrale la definizione dei criteri di “montanità”, che stabiliranno con precisione quali territori avranno diritto ai benefici, in base a parametri come altitudine e pendenza.
«Ora è il momento di lavorare insieme su decreti attuativi e risorse», ha detto il presidente Uncem Marco Bussone, che chiede di portare il fondo oltre i 200 milioni annui. Dal Governo, il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli rivendica un risultato storico: «Mai così tante risorse dedicate alla vera montagna, per garantire accesso a istruzione, sanità, servizi essenziali».
Per le comunità montane, che ogni anno lottano per mantenere aperte le scuole dei piccoli borghi, la nuova legge rappresenta una prima risposta concreta. Ma la sfida vera inizia ora: trasformare il contenitore normativo in opportunità reali.
