24 aprile 2026

L’EUCARISTIA, IL DIAMANTE RITROVATO NEL FANGO DELL’UMANITÀ: A SCANNO LA LEZIONE DI MONSIGNOR FRISINA

 

Il silenzio suggestivo delle nostre montagne ha fatto da cornice, nella giornata di ieri, a un nuovo, intenso capitolo del cammino verso il Congresso Eucaristico Diocesano 2026. 

Dopo la riflessione di monsignor Bruno Forte a Popoli, è stata la volta di Scanno, comunità guidata da don Luigi Ferrari,accogliere una delle voci più amate della Chiesa contemporanea: Mons. Marco Frisina. Compositore, biblista e sacerdote della Diocesi di Roma, Frisina ha saputo trasformare la sua relazione in una sinfonia di speranza, centrata sul concetto di “Eucaristia” come rendimento di grazie che rigenera l’uomo.



Il marchio di Dio e il “diamante” prezioso L’intervento, introdotto dal caloroso saluto di Mons. Michele Fusco, è partito da un’immagine alquanto icastica: l’essere umano come un diamante prezioso smarrito in un bidone di immondizia. «Dio ha impresso in noi un marchio, il suo marchio di fabbrica: l’immagine e somiglianza», ha spiegato Frisina. «Il peccato ha deformato questa bellezza, rendendoci irriconoscibili a noi stessi, ma il diamante resta lì, nel profondo».

L’Eucaristia, dunque, non è un rito statico, ma l’azione di un Dio “cercatore” che, attraverso Cristo, “si sporca le mani” scendendo nel fango della nostra fragilità per recuperare quel tesoro. Monsignor Frisina ha sottolineato come l’incarnazione sia la “follia di Dio”: farsi creatura debole per donare all’uomo una “nuova creazione”, un concetto che il relatore ha paragonato – con un tocco di sapiente ironia – al momento della “ricreazione” scolastica: un tempo di gioia, liberazione e respiro.

Il corpo come strumento d’amore. Un  passaggio centrale della riflessione è stato dedicato alla teologia del corpo. In un’epoca che oscilla tra il culto estetico e il disprezzo della carne, Frisina ha ricordato che il corpo è lo strumento essenziale per amare: «Dio non si è fatto un uomo virtuale, un ologramma o un’intelligenza artificiale. Ha preso un corpo per toccare, guarire e, infine, offrirsi». Nell’ultima cena e sulla croce, questo corpo diventa il segno tangibile di un amore “senza ritorno”, un’eccedenza che supera la logica del mercato e del baratto sentimentale.


Oltre il rito: diventare noi stessi Eucaristia «Rendiamo grazie al Signore nostro Dio: è cosa buona e giusta». Partendo dalle parole del Prefazio, Mons. Frisina ha invitato i fedeli a non vivere la Messa come un’abitudine, ma come la propria carta d’identità. «Quando riceviamo il corpo di Cristo, diventiamo ciò che riceviamo. La missione non inizia quando usciamo di chiesa, ma l’uscita è la missione stessa: andare nel mondo e far scoprire a ogni uomo la sua dignità perduta».

L’incontro si è concluso con l’esecuzione corale del celebre inno Pane di Vita Nuova, un momento che ha unito i numerosi presenti in un unico canto di lode. Per chi non avesse potuto partecipare o volesse rivivere l’intensità di questo appuntamento, l’Ufficio Comunicazioni Sociali informa che l’intervento integrale è disponibile sul canale YouTube ufficiale della Diocesi di Sulmona-Valva.

Il cammino verso il Congresso continua: la prossima tappa è fissata per il 6 maggio a Pescocostanzo, presso il Santuario della Madonna del Colle, con l’intervento del Cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo. Un pellegrinaggio di fede e di bellezza che continua a scuotere il cuore della nostra Chiesa locale.