17 maggio 2026

Da Scanno a Biella, l’abito muliebre tradizionale diventa ricerca contemporanea


Da Scanno a Biella, l’abitomuliebre tradizionale diventa ricerca contemporanea: parte dalla Fondazione Pistoletto Cittadellarte il progetto Dans les plische da esso prende ispirazione.

Un’antica tradizione dell’Abruzzo torna a parlare al presente attraverso arte, moda sostenibile e ricerca contemporanea. È il percorso dell’abito tradizionale femminile di Scanno, al centro di Dans les plis. Ogni punto è il centro dell’universo, progetto triennale promosso da Fondazione Pistoletto Cittadellarte e curato da Ilaria Bernardi.


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Il progetto nasce dall’intuizione diSerena Tarquini Pomilio, Ambasciatrice del Terzo Paradiso e socia onorariaF.A.S.T.I., che ha evocato la plissettatura, o “trijatura”, come elemento sartoriale e simbolico attorno al quale costruire una riflessione capace di unire storia del costume, antropologia e filosofia.


Il progetto rilancia un filo storico che unisce l’Abruzzo e il Piemonte: quello della lana. Tra Medioevo ed età moderna,L’Aquilafu uno dei principali centri lanieri dell’Italia centro-meridionale eScannoebbe un ruolo centrale in questo sistema, tra i principali centri produttori di lana greggia destinata al mercato aquilano e non solo. Quella tradizione sopravvive oggi comecontinuità culturale

A Scanno, ancora alla fine degli anni Settanta del Novecento, le donne hanno continuato a filare, tessere e tingere panni in lana secondo pratiche tramandate per memoria familiare. Il costume femminile tradizionale, con i suoi tessuti compatti e le tonalità scure, spesso nere, conserva l’eredità tecnica e simbolica della grande arte laniera aquilana e del cosiddetto“Nero Aquila”.

Il progetto  Non si esaurisce nella mostra. Le tappe successive, previste nel 2026 e nel 2027, svilupperanno ulteriormente il concetto di piega nell’arte contemporanea degli ultimi quaranta anni, approfondendone il significato filosofico e sociologico.

Parallelamente al progetto espositivo triennale a cura di Ilaria Bernardi,Accademia Unidee, fondata da Michelangelo Pistoletto a Cittadellarte e diretta da Maria Canella, ha avviato un lavoro multidisciplinare a sostegno della candidatura UNESCO dell’abito tradizionale delle donne di Scanno. Tale percorso è nato su invito e con il sostegno diGiuliana Setari Carusi, Presidente di Fondazione Pistoletto Cittadellarte. Nel lavoro di Accademia Unidee, curato e coordinato dalla direttriceMaria Canella, il costume di Scanno non viene trattato come un semplice oggetto della tradizione, ma come un patrimonio vivo, capace di generare nuove forme di pensiero e produzione. 

 I docenti e gli studenti del Corso triennale di Moda sostenibile hanno operato a più livelli, partendo dalla rilevazione del cartamodello originale dell’abito, al fine di comprenderne la logica costruttiva, per giungere alla realizzazione di una capsule collection contemporanea capace di mantenerne l’anima autentica. Per la sua forte simbologia e per i dettagli sartoriali, il costume rappresenta, infatti, un legame imprescindibile con l’identità delle donne di Scanno di ieri, di oggi e di domani. La collezione nasce in stretto dialogo con il territorio piemontese e lombardo, attraverso una collaborazione attiva con eccellenze produttive comePiacenza 1733, che ha selezionato tessuti pregiati per la nuova capsule,Brunello 1927, che sostiene l’Accademia con forniture tessili,Omniapiegadi Carate Brianza, specializzata nella plissettatura a livello nazionale e internazionale,KlemAnnche ha fornito dei preziosi costumi teatrali. Inoltre, nell’estate 2026 è prevista a Scanno unasfilata-performancedella collezione realizzata da studenti e docenti del Corso triennale di Moda sostenibile. Il legame tra Scanno e Biella assume così un valore non solo simbolico ma anche storico-produttivo e consente di rileggere l’abito scannese non come testimonianza chiusa nel passato, ma come matrice di nuova progettazione.

Il progetto espositivoDans les pliscurato da Ilaria Bernardi, insieme al lavoro di Accademia UNIDEE, curato e coordinato da Maria Canella, restituiscono al territorio abruzzese un racconto potente: quello di un abito che non rappresenta soltanto una storia, ma continua a produrla. Nella piega, nel nero profondo dei tessuti, nel sapere custodito dalle donne di Scanno e nel nuovo dialogo con la ricerca contemporanea, la memoria non resta ferma, ma torna a generare futuro.

Il direttore Naldini spiega così il senso per Cittadellarte della piega/plissé: “Partiamo dal tessuto piegato e allarghiamo lo sguardo: la piega diventa una “pratica di svolta”, diffusa in natura quasi come una legge naturale per un’evoluzione che muta senza recidere. Le montagne si formano per compressione lenta, piegando strati di materia fino a generare paesaggi. Nel corpo vivente, una lunga catena invisibile, il DNA, si ripiega in una struttura tridimensionale capace di organizzare la vita. Anche in fisica, in economia e nei sistemi complessi, le strutture più stabili non sono quelle rigide, ma quelle capaci di distribuire le tensioni, di assorbire gli shock, di riorganizzarsi senza collassare. La stabilità nasce da un equilibrio dinamico, non dall’immobilità. A questo punto possiamo pensare il passaggio dal tessuto al tessuto sociale: anche una società è fatta di punti — persone, gruppi, istituzioni, territori — collegati da linee di relazione, di fiducia, di scambio, di responsabilità. Come in un tessuto, la capacità di costruire struttura non è tanto fondata sulla rottura, quanto sulla flessibilità, sulla capacità di svoltare e cambiare direzione senza rinnegare il percorso, anzi: il passato diventa basamento strutturale per sostenere un futuro anche diverso.
La piega, dunque, è assunta come paradigma di una ri-evoluzione dolce, radicale in quanto radicata, che non spezza, ma continua nel cambiamento”.

La curatrice diDans les plisafferma: “Il progetto triennale ispirato all’abito di Scanno ma che coinvolgerà anche l’arte contemporanea internazionale è un invito a guardare dentro le pieghe della realtà. A sostare nei dettagli, nelle stratificazioni, nelle zone meno evidenti. Perché è lì, in ciò che si ripiega e si nasconde, che si produce il senso. E forse una nuova forma di armonia”.