CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESI VALVA-SULMONA
<<Se la messa non finisce con quell’andate in pace, non abbiamo capito lo scopo fondamentale di ciò che preghiamo>>. Sono risuonate con la forza di una verità vissuta le parole di don Luigi Maria Epicoco nella quarta e ultima tappa del cammino di preparazione al Congresso Eucaristico Diocesano di ottobre 2026.
A Raiano, davanti a una comunità in ascolto, il sacerdote aquilano ha offerto una prolusione densa, capace di trasformare il dogma in vita vissuta, chiudendo idealmente un percorso che ha visto la nostra Chiesa diocesana, in questi mesi, interrogarsi profondamente sul Mistero, accompagnata dalle voci autorevoli di monsignor Bruno Forte, monsignor Marco Frisina e del cardinale Mario Grech.
Oltre il Tabor: la fede che si sporca le mani. Don Luigi, con la sua consueta capacità di parlare al cuore senza mai perdere la profondità del pensiero teologico, ha centrato il tema del rapporto inscindibile tra l’Eucaristia e la missione. Partendo dalla pagina evangelica della Trasfigurazione, ha smascherato una tentazione antica quanto insidiosa: quella di voler costruire «tre capanne», trasformando l’esperienza spirituale in un rifugio rassicurante dove proteggersi dal mondo.
Ma l’Eucaristia, ha ricordato don Epicoco, non è un guscio. Al contrario, «lo scopo di un’esperienza spirituale è trasformarci». È qui che emerge il dono di grazia del relatore: l’annuncio non è una lezione accademica, ma una parola che trasuda esperienza, che ha attraversato la sua stessa pelle. Il sacerdote ha saputo tradurre la liturgia in quotidianità, sottolineando come la vera potenza della celebrazione si misuri solo quando, varcato il portone della chiesa, torniamo «ai nostri drammi, ai nostri sogni», portando in quella normalità la luce incontrata sull’altare.
La bellezza della Parola che salva. Don Epicoco ha guidato l’assemblea attraverso i frutti dell’Eucaristia così come presentati dal Catechismo, ma con una cifra stilistica tutta sua: quella del compagno di strada. Ci ha ricordato che partecipare all’Eucaristia significa accogliere una medicina contro la disperazione e un antidoto contro il diventare “lupi” in un mondo che ci spinge a esserlo.
La bellezza di questo annuncio sta nel realismo: «La santità non è irraggiungibile, è alla portata di tutti», ha ribadito, spronando i fedeli a non farsi scoraggiare dalla propria fragilità. Anzi, è proprio lì, nella consapevolezza del limite, che la grazia agisce, trasformandoci in «convalescenti felici» capaci di testimoniare, semplicemente amando, la presenza del Risorto.
Verso il Congresso di ottobre. Il percorso diocesano non si ferma qui. Questa “sosta di consapevolezza” è stata solo un passaggio prezioso per giungere preparati all’appuntamento culminante di ottobre, che vedrà la nostra Chiesa impegnata nel Congresso Eucaristico Diocesano. Non un semplice evento, ma, come ha suggerito don Epicoco, un “collirio” spirituale per tornare a vedere, per far sì che il cuore torni ad ardere, come quello dei discepoli di Emmaus.
In un tempo in cui la Chiesa è chiamata a essere sempre più missione, l’invito di don Luigi rimane scolpito: non accontentarsi di celebrazioni esteticamente perfette, ma riscoprire che il tesoro più grande è Gesù stesso. Un invito a guardare, finalmente, all’altro non più come a un estraneo, ma come a una terra sacra dove Gesù continua a farsi presente.
Per chi desidera riascoltare o approfondire i passaggi salienti dell’incontro, il video della serata è disponibile sul canale YouTube della Diocesi.



