Il gruppo che contesta attivamente la nuova legge elettorale (il cosiddetto Stabilicum o Melonellum, approvato in via definitiva l'8 ottobre 2026) si è costituito sotto il nome di "Rete per un voto libero e uguale".
Questo coordinamento è guidato dal costituzionalista ed ex presidente della Rai Roberto Zaccaria, insieme a docenti e giuristi come Enrico Grosso e Pietro Adami. Riunisce oltre trenta organizzazioni, associazioni, comitati locali e partiti d'opposizione.
6 i punti della legge contestati dal gruppo:
- Il premio di maggioranza: Giudicato abnorme poiché assegna un bonus fisso di seggi (70 alla Camera e 35 al Senato) alla coalizione che raggiunge il 42% dei voti, col rischio di trasformare una minoranza nel Paese in una maggioranza assoluta in Parlamento.
- I capilista bloccati: Le preferenze introdotte sono considerate parziali o "fittizie", dato che il primo nome di ogni lista rimane blindato e deciso dalle segreterie di partito, garantendone l'elezione automatica.
- Il meccanismo delle sottoscrizioni: Viene contestato il drastico aumento del numero di firme richiesto (6.000 per ogni collegio) per permettere ai nuovi partiti o alle liste non rappresentate di candidarsi.
- La disparità di genere: Si accusa il testo di non garantire un reale equilibrio nell'accesso alle cariche tra uomini e donne.
- Il legame Camera-Senato: La mancata tutela del bicameralismo, poiché il premio scatta a livello nazionale anche al Senato condizionando l'autonomia delle basi elettorali delle due Camere.
- L'indicazione del Premier: L'obbligo di indicare il candidato Presidente del Consiglio direttamente sulla scheda, interpretato come un tentativo di introdurre un "premierato di fatto" tramite legge ordinaria.
