19 ottobre 2026

Il Costume di Scanno, una attrazione per il turismo immersivo e culturale.

Il costume di Scanno: scrigno di saperi

 
 
Il costume di Scanno: scrigno di saperi oggetto di attrazione per il turismo immersivo e culturale.
Quanto è stato fatto in questi ultimi tre anni per salvaguardare l’abito femminile tradizionale di Scanno, unitamente al patrimonio culturale che esso racchiude, offre spunto per importanti riflessioni finalizzate a individuare metodi e comportamenti utili a potenziare lo sviluppo economico territoriale.

L’iniziativa di candidare questo incantevole ‘scrigno di saperi’ a far parte della Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO ha avviato, all’interno del borgo, un processo virtuoso di crescita culturale e turistica che, da un lato, ha acquistato spontaneamente le caratteristiche di un processo endogeno e auto-propulsivo e, dall’altro lato, si è rivelato in grado di corrispondere all’attuale ‘nuova’ domanda di turismo, sempre più,attenta ai borghi, alla spettacolare natura delle aree interne, alla tranquillità, alla cultura e alle esperienze immersive territoriali. Direi che si tratta di ‘due facce della stessa medaglia’ che mirabilmente si sono affiancate ed accoppiate, determinando per Scanno una spirale virtuosa, che si auto-alimenta, sia in riferimento al flusso turistico di provenienza nazionale ed estera, sia in riferimento all’interesse culturale verso l’abito femminile tradizionale di questo meraviglioso borgo. Dichiarazioni di persone di rilievo, in primo luogo quelle del Sindaco di Scanno, Avv. Giovanni Mastrogiovanni, oltre alla percezione rivelata dagli stessi abitanti del paese, hanno confermato che, negli ultimi due anni, si è visto tornare a vivere l’abito femminile tradizionale nelle strade, nelle persone che lo indossano per provare arcane emozioni e per mostrarlo orgogliosamente, e, più in generale, nella mente degli scannesi, incluse le generazioni delle bambine e delle adolescenti. Quest’ultimo tipo di coinvolgimento è il frutto di investimenti in istruzione sul tema specifico dell’abito, attuati presso le Scuole Statali del luogo dal Comune di Scanno con la collaborazione della Fondazione F.A.S.T.I., la quale ha anche contribuito ad accrescere l’interesse culturale verso l’abito attraverso la realizzazione pluriennale di progetti di turismo esperienziale finanziati dalla Fondazione CARISPAQ. Tutto questo, pur se originato dalla ’occasione’ della candidatura UNESCO, è avvenuto in  modo consapevole e spontaneo. Un efficace esempio che conferma queste caratteristiche comportamentali della collettività scannese è la lista di attesa delle bambine e delle adolescenti locali, che si rendono disponibili gratuitamente ad indossare l’abito per le manifestazioni culturali del borgo. Se questo processo endogeno si è auto-determinato, la spiegazione di natura socioeconomica va cercata nella forza propulsiva che gli economisti contemporanei attribuiscono al cosiddetto “capitale territoriale” e, per quanto riguarda il contesto di Scanno in considerazione, in quelle componenti del suddetto capitale che gli stessi economisti ritengono cruciali, ma che spesso sono sottovalutate, quali: il capitale relazionale tra individui e tra associazioni; la cooperazione tra i vari attori territoriali; la connettività virtuale per la comunicazione; la ricettività a tutto campo. Nel citare gli ‘attori territoriali’ ci si riferisce a: cittadini, residenti, Amministrazione Comunale, Enti Locali, imprese, commercianti, artigiani, professionisti, artisti, operatori culturali. Il merito dell’Amministrazione Comunale di Scanno e della Fondazione F.A.S.T.I. è stato quello di mettere in funzione la prima delle componenti suddette, cioè il capitale relazionale, allo scopo di sensibilizzare la collettività alla salvaguardia e alla proiezione verso il futuro dell’abito femminile tradizionale del borgo. Per opportune riflessioni finalizzate allo sviluppo locale, è utile mettere in evidenza il ruolo cruciale della seconda componente, cioè della cooperazione tra gli attori territoriali, e la conseguente necessità, altrettanto cruciale, della ‘educazione comportamentale’ degli stessi attori in ambito socioeconomico, da potenziare attraverso incontri, seminari e un efficace sistema di incentivi. Processi educativi di gruppo finalizzati a stimolare la cooperazione territoriale, che non è spontanea nella maggior parte dei casi, sono condotti da professionisti esperti di gestione della conoscenza e di gestione delle dinamiche relazionali tra gli attori territoriali. Una qualsiasi Amministrazione Comunale è tanto più matura ed evoluta quanto più è orientata ad adottare soluzioni per lo sviluppo locale basate su questo tipo di educazione comportamentale degli agenti economici che operano sul territorio di competenza.                                                                  Carmen Pagliari